Storia

Storico e antico edificio militare, il Bastione si inserisce all’interno del giardino della Cavallerizza Reale, demarcando la cinta muraria eretta nel Settecento per proteggere e difendere la città di Torino. Tale spazio venne nel corso del tempo adoperato per molteplici e svariate attività e rimase in disuso dal 2011.
Il 23 maggio 2014 un’occupazione di studenti e artisti si è prefissata l’obiettivo di creare e salvaguardare un polo culturale all’intero degli ambienti della Cavallerizza Reale promuovendo così una residenza d’artista. Oltre a svolgere attività di presidio, pulizia e restauro, gli artisti che vivono lo spazio del Bastione sono accomunati da un’operosità multidisciplinare che guarda con attenzione all’arte contemporanea.
La crescita del laboratorio è frutto di una forte interazione tra artisti e studenti dell’Accademia di Belle Arti ed è indirizzato al sostegno e alla connessione tra l’esperienza didattica e quella pratica.


Obiettivi

Uniti dalla comune volontà di riattivare, valorizzare e rendere fruibile uno spazio nato inizialmente come laboratorio, gli artisti che gravitano intorno al Bastione hanno maturato una ricerca che pone le sue basi in un’idea di trasformazione espositiva e sperimentale dell’ambiente circostante.
Come il segmento dell’apotema, così l’arte diviene quella sottile ma solida e concreta linea che unisce personalità diverse nel vibrante atto creativo. Mediante operazioni in diretta relazione e dialogo con lo spazio, le opere site-specific dalla vorticosa espansione relazionale, permettono ad un luogo storico come quello del Bastione di confrontarsi con un fare artistico contemporaneo vivo e attivo.
La dicotomia laboratorio-galleria si fonde così in un ambiente primigenio che congiunge antico e nuovo in una coinvolgente, dinamica e aperta comunicazione fra gli artisti e il pubblico stesso. È un luogo non solo di sperimentazione, ma anche di incontro e scambio costante, in cui appare quindi, a livello progettuale, installativo e concettuale, il rapporto tra spazio e opera. Attraverso questo rapporto gli artisti si esprimono per sottolineare un dialogo intimo e radicale nella processualità dell’agire.